Quando Rapezzi fermò il treno

25/02/2024
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Solo Rapezzi lo poteva fare. Intelligente ben oltre la media, sfrontato quanto basta e con una saggia ironia verso il mondo
ma che non risparmiava neanche se stesso.

Siamo in una mattinata di sabato; mese di marzo, anni 90, stazione centrale di Bologna.
Claudio Rapezzi comprò in modo frettoloso un biglietto per la tratta Bologna-Roma (aveva come al solito tante cose da sbrigare) e mancava poco alla relazione che doveva tenere al palazzo dei Congressi di Firenze per Conoscere e Curare il Cuore.
Mio padre lo invitava sempre. Si accorse però, strada facendo, che il treno non era il solito espresso ma un direttissimo che saltava Firenze, diretto alla capitale.
Era un bel problema; non c'era più il tempo tecnico per arrivare a Roma e prendere un secondo treno con destinazione Firenze.
La relazione al Palazzo dei Congressi era da lì a poco in quella sventurata mattinata.
Claudio non si perse d'animo e vagone dopo vagone raggiunse la motrice del treno.
Il macchinista guardò stupito la sagoma imponente di Claudio che, evidentemente, aveva qualcosa da dirgli.
Nessuno ha mai saputo i contenuti del dialogo tra Claudio ed il macchinista.
Possiamo immaginarlo per come conoscevamo il Professor Rapezzi; sicuro di sé, senza imbarazzo, empatico, sicuramente cortese.
Sappiamo però che in quella strana mattinata di marzo il direttissimo Bologna-Roma fece una breve sosta fuori programma a Firenze Rifredi e che Claudio consegnò puntualmente il suo carillon, con le vecchie diapositive alla segreteria del Palazzo dei Congressi di Firenze.
Questi erano i nostri insegnanti; maestri di cardiologia, arte oratoria e aggiungerei coraggio.
Si, sapevano fermare un treno, ma in modo garbato, si intende. Con arte dialettica capacità persuasiva. Magari senza ricorrere all’autorità… come si fa adesso.

Francesco Prati